martedì 28 agosto 2012


Tutto ciò che si rivolta contro l'uomo, contro la sua storia e contro il suo ben-essere sulla terra, si consolida nel tempo annidandosi nelle cose "note", scontate, senza essere disvelato se non da emarginati, da reietti, da capri espiatori e da cassandre.

salvo queste eccezioni, l'uomo non si accorge di niente perché vive secondo l'abitudine; è l'abitudine la forza che cristallizza le società, le mentalità, la ripetitività delle azioni. L'abitudine tiene in incubazione problemi infinitamente piccoli, non risolti in un'epoca perché ritenuti insignificanti. Intanto si ingigantiscono e peggiorano.

Dettaglio cos'è? Può essere qualsiasi cosa: persino una sciocchezza contenuta in un libro straordinario o rivoluzionario per il suo tempo; o una frase fuorviante sfuggita a un oratore che passerà alla storia per il discorso che sta tenendo. L'aspetto irrilevante che si deposita, nel pensare e nel modo di fare collettivo, insieme anche a ogni cambiamento, ai rinnovamenti anche più avanzati.
Ed ecco che nei secoli a venire quei dettagli minuscoli, interagendo fra loro, orientano sempre più le esistenze degli uomini, in epoche nuove, diventano determinanti e danno origine a un male infinitamente grande. L'importante è che si risalga alle sue antiche cause.

lunedì 30 aprile 2012


In origine è in base a una diversità totale che nasce l'attrazione verso una persona, ma questa non diverrebbe più forte senza - dal primo tempo - aver scoperto (o illudersi di aver scoperto) analogie e uguaglianze in comune con quella. L'attrazione muta di segno, perché alla base di essa c'è (da parte dell'attratto/a) la percezione incredula di sentirsi assurdamente somigliante a ciò che tiene in considerazione. 

Assurdi sono i modi in cui sembra che qualcun altro abbia creato le condizioni perché queste co-incidenze fossero riscontrate, come se volesse divertirsi a diffondere illusioni autoingannatorie la cui sorte è fatalmente segnata, perché crolleranno immancabilmente con la constatazione finale dell'equivoco.

martedì 24 aprile 2012


C'è forse persona più legittimata alla critica di ogni cosa di colei che critica impietosamente anche se stessa? 
Essa, tipo raro, detesta gli altri e il mondo, detestando contemporaneamente se stessa. Si scaglia contro il proprio essere (aspetto, carattere, comportamento, desideri, emozioni...) e si condanna senza pietà, come fa quando si rivolge alla realtà esterna, che non accetta; dunque è tale individuo il più giustificato a comportarsi da "giudice" di essa.
Sa bene di possedere anche lui i difetti che lo infastidiscono negli altri,  e anche quando non li possiede se li ritrova comunque, in ogni immagine di se stesso. Non fa mistero di questo, anzi se interpellato, premette apertamente la sua (consapevole) imperfezione: formula in anticipo questa auto-condanna, per far a capire a chi lo ascolta che le sue parole sono uno sforzo teso alla constatazione obiettiva, e non sono mosse da intento di vanità.

Pensa forse di essere lui stesso il miglior modello da seguire? Nient'affatto, sapendo delle sue infinite lacune, da colmare continuamente.
Ma d'altronde, come può porsi da giudice se si ritiene proprio lui medesimo lontano dalla perfezione? Sembra una grave contraddizione, ma solo alle prime apparenze.

Se si è costruito canoni ed ideali sempre più elaborati e severi, che hanno fatto giungere anche l'autocritica al massimo, il punto di vista di quell'individuo ha addirittura preso le distanze dalla sua stessa personalità, fino a staccarsene, ed analizza e giudica in modo inflessibile anche questa, come fa con tutto.
Non è più quella persona che parla e valuta; la sua voce, e la sua mente, sono strumento al servizio di contenuti che trascendono dalla sua limitatezza, dalle sue emozioni e pulsioni momentanee, e si rivelano oggettivi, tendenti all'universale. 
Si è come sdoppiato in due entità, quella sopraelevata, e quella contingente: la prima si svincola il più possibile dalla seconda, e la tiene a freno, per esprimersi senza essere confusa con questa.

Ecco il dubbio opposto: non sarà che dietro il suo attacco agli altri, questo soggetto desideri in segreto di stare al loro posto, di essere come loro? No, se rimanere se stesso, con la sua contraddizione non risolta, è ciò a cui tiene di più. Anche quando potrebbe cedere ai compromessi per soddisfarsi, declina l'offerta.